Informazioni generali

Il complesso di aree sperimentali permanenti, istituite dal CRA–SEL nel corso della sua storia di ricerca (dal 1922), rappresenta un patrimonio di grande valore scientifico, tecnico-applicativo e storico-culturale.

 

Valore scientifico perché, attraverso la sperimentazione di metodi selvicolturali alternativi e la valutazione della loro sostenibilità su struttura, produttività e ecologia dei popolamenti forestali, è possibile definire sistemi di gestione più aderenti alle esigenze bio-ecologiche delle specie e alle necessità socio-economiche dei territori agro-forestali e montani. Il monitoraggio periodico consente poi di conoscere, qualificare e quantificare i processi dinamici in atto e valutare le capacità di recupero dei sistemi in funzione del tempo e soprattutto dei disturbi antropici e ambientali.

 

Valore tecnico-applicativo perché è possibile produrre risposte concrete e di facile applicazione ai gestori delle foreste pubbliche e ai proprietari privati, al legislatore e al pianificatore forestale. I risultati delle ricerche sono convertiti in una serie di indicazioni pratiche, utili per rispondere in maniera adeguata e innovativa ai bisogni ambientali espressi dalla società, in funzione anche dei cambiamenti climatici e dell’ambiente di crescita in atto. La rete di aree sperimentali permanenti rappresenta il punto di partenza per studi sulla multifunzionalità delle foreste a livello nazionale ed europeo.

 

Valore culturale perché le aree sperimentali rappresentano la memoria storica delle varie fasi che la ricerca in campo forestale ha percorso nel nostro Paese nel secolo trascorso.

Il collegamento tra attività di ricerca e componenti politiche, sociali, tecniche e economiche che caratterizzano la filiera foresta-legno-ambiente è stato possibile perché si è sempre cercato di istituire protocolli sperimentali multi-obiettivo, in grado di soddisfare insieme richieste di rigore scientifico e risposte pratiche.

 

Alcuni dei protocolli sperimentali sono attivi dagli anni ’20 e ’50 del secolo scorso, come la rete di parcelle di specie esotiche e quella delle aree protette istituite entrambe da Aldo Pavari. Altri protocolli hanno contribuito a individuare e definire metodi gestionali innovativi nel settore dell’arboricoltura da legno; altri ancora, come quelli sulla gestione dei boschi cedui installati a partire dall’inizio degli anni ’70 coincidono con l’inizio della crisi dei combustibili legnosi. È importante sottolineare poi l’attualità della rete di conservazione della biodiversità forestale realizzata attraverso la costituzione di prove comparative di provenienze di varie specie forestali e di conservazione ex situ del germoplasma forestale; particolarmente significativa è la collezione dendrologica conservata negli “Arboreti sperimentali di Vallombrosa” che comprende attualmente circa 1700 individui arborei e arbustivi e che si è andata costituendo nell’arco di un secolo a partire dal 1880.

Queste ricerche hanno fornito risultati applicabili per la continuità di dati e osservazioni nel lungo periodo, che hanno consentito di studiare, analizzare e valutare i processi bio-ecologici ed evolutivi che caratterizzano l’ecosistema forestale. 

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